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Come ogni paese "molisano", Macchia d' Isernia è molto legata alle sue ricorrenti feste e tradizioni.
Il 17 gennaio ricorre S. Antonio Abate, dopo la funzione religiosa, il prete si reca in piazza e benedice gli animali e tutti gli attrezzi agricoli. Nel passato in questo giorno si preparavano " i ciciuotto", ossia il granturco cotto, e lo si offriva a chi lo desiderava.
Il 3 febbraio si celebra, con annessa fiera, la festa di S. Biagio, protettore della gola.
Durane il Carnevale si assiste alla sfilata dei carri allegorici e al premio della maschera più bella assegnato mediante giuria.
Il 9 maggio si tiene la Festa di S. Nicola, Santo Patrono di Macchia, con festa religiosa e serata musicale in piazza.
Il 31 dicembre, giorno di S. Silvestro, i ragazzi del paese vanno di casa in casa ad improvvisare canti e scenette in cambio di dolci natalizi.
Nel mese di agosto, prende il via la rassegna dell'Estate Macchiarola, con manifestazioni folkloristiche, culturali, religiose e sportive.
Il giorno 8 settembre si celebra la Festa della Natività della Madonna, nella chiesetta di S. Maria di Loreto.
Il sabato e la domenica di metà settembre avviene la Mostra Mercato Vino Pentro, con stand gastronomici per la degustazione di prodotti tipici e vini locali. Durante la mostra ci sono convegni con esperti del settore agricolo. In serata musica in piazza con gruppi rinomati e cantanti di spessore.
Una delle più care tradizioni macchiarole è il "comparato" ossia una piccola cerimonia che si formalizzava sulla piccola sorgente della Trinità, luogo che fino a circa 10 anni fa ospitava anche un' importante fiera del bestiame.
Giochi locali
Ancora vivi nella memoria dei macchiarolesi, alcuni antichi giochi locali:
Il gioco della tuzza. Si svolge in luoghi all' aperto con l'intento di rompere le uova dell' avversario. Tutti gli iscritti prendono il via con cinque uova caduno, vengono chiamati mediante sorteggio l' uovo battente e quello ricevente. Con piccoli colpetti tra le due estremità, bisognerà notare quello rotto (al quale verrà sottratto un uovo). Le uova rotte vengono messe in un unico recipinte e serviranno alla distribuzione finale ; le uova vincenti continueranno il gioco. Quando cominceranno a scarseggiare "le munizioni", si chiama il giro e a tale fine, i concorrenti rimasti si spartiranno il "bottino".
Nel passato il gioco era più sentito, in quanto, le uova rotte finivano in un unica enorme padella: la frittata ottenuta veniva poi degustata da tutti gli spettatori.La ‘ntima, una specie di battaglia in cui due gruppi si cimentavano per fare prigionieri gli avversari;
Il batti-muro, vinceva chi al lancio di una moneta o bottone si avvicinava al muro;
Il pelipirozze, un giocatore bendato faceva il cavallo, si chinava e altri giocatori salivano sulle sue spalle. Un altro mostrava le dita al bendato e cantava "cavaglio fusci scrittu, cavaglio di 'ru papa, quante corna tie' lu papa?". Se indovinava si liberava del peso e da cavallo diveniva cavaliere.
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