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UN RIFERIMENTO IN PAESE TRA SORRISI, PALLONATE E CARAMELLE

 

 

Nei ricordi d’infanzia il negozio di alimentari è un piccolo angolo della cuccagna, dove i genitori o i nonni acquistavano dolcetti, caramelle e queste, ricevute in premio o in dono, sembravano sempre le più buone del mondo. Nella storia di Macchia d’Isernia alla voce “negozio di alimentari” è legata indissolubilmente la figura di Ida Galasso, conosciuta da tutti come “La Salaiola”.

Questo perché vendeva il sale, Ida, elemento centrale nella cucina del recente passato sia come condimento dei cibi che come metodo di conservazione degli alimenti. Ma come tutti i protagonisti delle storie di paese anche lei andava oltre il suo semplice ruolo di commerciante. “La Salaiola” è stata il punto di riferimento degli abitanti di Macchia dal 1973 al 1992, gestendo il locale sali e tabacchi e l’annesso punto alimentari. Madre di tre figlie, moglie di un marito da assistere perché malato, per lei non esistevano orari o festivi, motivo per cui ancora oggi è ricordata per gentilezza e disponibilità.

Sulla sua vetrina, in quei 20 anni di attività, saranno sbattute migliaia di pallonate, sparate dai bambini che giocavano in piazza e che un po’ per caso e un po’ no, beccavano le pile di fustini di detersivi che si trovavano esposte. Ida si arrabbiava, li rimproverava, ma fingeva. Infatti poi li richiamava e regalava loro le caramelle, incarnando perfettamente il ruolo del negoziante di paese, quello che dietro una maschera burbera nasconde sempre un sorriso carico di umanità.

Ida se n’è andata nel 2013.

 

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CONTADINA, EMIGRANTE E BANDITRICE: IL RICORDO DELLA TROMBETTA DI ZI’ CLAUDINA

 

 

“È arrvat ru spiazziiiiiinnnn”. Ci sembra quasi di sentire ancora la sua voce e il suono della sua trombetta spalmarsi nei vicoli del paese. Claudia Carlucci, detta Zi’ Claudina, è stata per anni “banditrice” a Macchia d’Isernia, mestiere che ha sintetizzato quello di promoter e di pubblicitario, quando di spot e annunci su larga scala non c’era neanche l’ombra.

Nata in paese nel luglio del 1930 visse un’infanzia serena, tra scuola e pascoli, aiutando insieme ai fratelli i genitori contadini. Si sposò giovanissima e, dopo aver avuto due figli, se ne andò in Svizzera alla ricerca di una vita migliore. All’inizio fu difficile – fu anche costretta a dormire nei bagni della stazione ferroviaria non potendosi permettere un albergo –, ma poi con caparbietà e tanto spirito di sacrificio le cose andarono meglio. Un suo zio le diede ospitalità e oltralpe rimase per circa 20 anni, periodo in cui conobbe a Ginevra un uomo che sposò e da cui ebbe un figlio.

Alla fine di marzo del 1977 tornò a Macchia con tutta la famiglia e riprese dove aveva lasciato: in campagna. Comprò due mucche, due maiali e una capra, diventando coltivatrice diretta, mestiere accanto a cui piazzava altri lavoretti per arrotondare. Soprattutto, divenne banditrice. Annunciava l’arrivo in paese dei commercianti, di chi vendeva frutta, verdura, abbigliamento, con una trombetta in mano e il suo grande senso dell’umorismo in tasca. Carattere generoso e disponibile, la signora Carlucci si è dedicata a sé durante la pensione perché non aveva potuto farlo prima, anche viaggiando, per esempio in direzione Riccione, dove andava alle terme insieme alle amiche una volta l’anno. Ha visitato anche la Svizzera, dove la sua vita ha trovato una nuova traiettoria, ma è sempre tornata nell’amata Macchia, in mezzo agli amici e in quei vicoli in cui qualcuno, ancora oggi, ricorda il suono della sua trombetta.

Ci ha salutati poco più di un anno fa, a 91 anni.

 

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UNA VITA CHE SEMBRAVA DONATA DALL’ALTO

 

 

Ci sono persone che nascono, vivono e muoiono dedicando se stessi agli altri. Vite al servizio dei più deboli, dei malati, degli indifesi, che sembrano quasi donate dall’alto. È il caso di Erminia Fuscellaro, nata a Macchia d’Isernia nell’agosto di 100 anni fa, ricordata da tutti semplicemente come “Zia Erminia”.

Una figura impressa con tenerezza nella memoria di tutti quelli che l’hanno conosciuta, una donna totalmente vocata alla fede, pervasa dalla spiritualità, sposata da giovane, mai diventata mamma, ma “madre” formativa di tanti suoi nipoti, soprattutto durante il difficile periodo della guerra. Aveva un bar a Roma, Zia Erminia, diventato nel tempo un famoso ritrovo di personaggi del mondo dello spettacolo, e la sua vita è sempre stata lavoro e preghiera. Ancora di più quando, dopo 50 anni di matrimonio, suo marito è venuto a mancare. In quel momento lei si è donata ancora di più agli altri, soprattutto ai bisognosi, ricoprendo anche il ruolo di presidente dell’Azione Cattolica per 20 anni.

È stata la prima suora laica del Molise, sposata e poi rimasta vedova. I problemi li ha sempre affrontati col sorriso, Zia Erminia, fino all’ultimo, fino al 30 luglio del 2015, quando se n’è andata, con quell’espressione dolce che non l’ha abbandonata mai.

 

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